Addio a Robert Rauschenberg
Si è spento lunedì scorso, 13 maggio 2008, all’età di 82 anni, Robert Rauschemberg, uno dei grandi dell’arte contemporanea. Nato a Port Arthur nel Texas il 22 ottobre 1925, aveva radici cherockee. Dagli anni Settanta viveva a Captiva, un'isola della Florida. Nel 2002 era stato colpito da un ictus che gli aveva bloccato metà del corpo e aveva da poco ripreso a lavorare.
Tre anni fa il critico d'arte del settimanale New Yorker Calvin Tomkins ha definito alcune delle opere create da Rauschenberg dopo la malattia i quadri " più forti, più lirici che l'artista abbia prodotto in molti molti anni".
Nel 1988 Rauschenberg è stato insignito del Praemium Imperiale, considerato il Nobel delle Arti, conferito dalla Japan Art Association.
Forte il legame dell'artista con l'Italia: tra il 1950 e il 1960 lavorò ed espose a Roma, Firenze, Venezia. E fu proprio la Biennale veneziana a consacrarlo definitivamente tra i maestri della contemporaneità assegnandogli, nel 1964, il gran premio per la pittura. Durante il soggiorno romano con Cy Twombly, dopo la personale alla Betty Parson Gallery, conosce Burri: dopo questo incontro appaiono i primi materiali anticonvenzionali per un’arte che deve dire tutto e rompere con tutto quello che c’è stato.
Roma è l’epoca dei Feticci personali, delle Scatole personali ed è il preludio alla ripresa dei lavori lasciati in sospeso a New York. Dopo i White Paintings arrivano i quadri neri, e nel ‘54 i Combines, fusione fra scultura e pittura: gli oggetti di vita comune, nell’arte, riempiono quel vuoto che tiene distanti vita comune, vita pop(ular), e arte.
«Desidero integrare nella mia tela qualsiasi oggetto legato alla Vita»: per Rauschenberg l’oggetto va messo nell’opera d’arte, innalzato dalla quotidianità a categoria artistica. È Dada, ma anche il suo superamento: è New Dada.
15 / 05 / 2008
giovanna ferri