Ad Arezzo My Name is Red
Sarà inaugurata sabato 24 maggio presso Furini Arte Contemporanea di Arezzo “My Name is Red”, una mostra collettiva in cui saranno esposti i lavori di Robert Barta, Sea-Hyun Lee, João Leonardo e Smith/Stewart, e dove il protagonista è il colore rosso. Il titolo della mostra è stato preso in prestito dall’omonimo libro di Orhan Pamuk, un thriller filosofico che si rivela essere solo il mezzo per un romanzo di ben altre aspirazioni: rappresentare due mondi a confronto, l’Oriente e l’Occidente.
Istanbul, 1591. Un miniaturista scompare e viene trovato morto in un pozzo. Stava lavorando ad un libro segreto per il Sultano insieme ad altri tre miniaturisti, sotto la guida di Zio Effendi. Anche Zio Effendi viene brutalmente assassinato. Suo nipote Nero deve scoprire il colpevole: in gioco c’è anche l’amore della sua vita, la cugina Sekure, che aspetta da quattro anni il ritorno del marito dalla guerra. Oriente e Occidente, due modi diversi di interpretare la realtà ,dalla religione ai grandi problemi dell’ universo sono identificati nelle due scuole di miniatura di Maestro Osman e di Zio Effendi. Per Osman è giusto seguire la tradizione: non si deve rappresentare quello che l’occhio vede ma quello che Allah vede; Zio Effendi, invece, è affascinato dalle tecniche dei pittori occidentali, perché l’arte concepita secondo i loro canoni offre l’eternità sia a chi viene rappresentato nel ritratto sia a chi lo esegue. Ma questa è una visione peccaminosa dell’arte, un’offesa per Allah, l’unico eterno. Un romanzo corale, in cui di volta in volta sono voci diverse a parlare, a raccontare : i capitoli portano il titolo di chi parla: invidie e rivalità, ma anche diverse forme di amore, arte e religione, in un insieme di storie che descrivono un mondo che non ha ancora deciso se lasciarsi incantare dall’Occidente o restare ancorato alle tradizioni, perché, come dice Zio Effendi, ad Allah appartengono l’Oriente e l’ Occidente.
In Untitled red, 2003 di João Leonardo (Odemira, 1974) il cubo ghiacciato di vino rosso si scioglie per rivelare un segreto: una rosa bianca. La natura astratta e romantica del lavoro, l’aspirazione a raggiungere una sorta di stato di grazia è sottolineata dalla sua colonna sonora, una cantata di Johann Sebastian Bach.
Sea-Hyun Lee (Geoje Island, 1967), con la sua inconfondibile serie Between Red del 2007 rientra in un immaginario semi-utopico, risponde ad una sorta di contemporanea malia per il paesaggio ed equivale ad un continuo ed ossessivo rimescolare frammenti. Sono immagini di un passato perduto, paesaggi spariti e memorie affollate.
Robert Barta (Praga, 1975) invece preleva oggetti dal quotidiano, che perdono così qualsiasi utilità praticam ma continuano a provocare impulsi e trasmettono un sottile umorismo. Blind Date, del 2008 è una sedia a dondolo dalle doppie sedute rosso carminio: nonostante la sua accogliente apparenza essa è stata completamente mutilata dalla sua funzione, abbandonata ad un infinito e inutile dondolio.
In Dead Red, del 1994, originariamente girato in super 8 da Smith/Stewart (Manchester, 1968 e Belfast, 1961) appare la testa rasata e il torso di Stephanie Smith. Fuori campo, Stewart prima le applica del rossetto e poi comincia a baciarla ininterrottamente sulle labbra fino a quando la pelle della donna e la stessa inquadratura del film non diventano completamente sature e quindi inesorabilmente annullate dal rosso cremisi.
My name is Red
Robert Barta – Sea-Hyun Lee – João Leonardo – Smith/Stewart
dal 24 maggio al 12 luglio 2008
Furini Arte Contemporanea
Via Cavour, 6 – Arezzo
Tel :+ 39 0575 299678
Sito Internet:
www.imageart.it
e-mail:
info@imageart.it
23 / 05 / 2008
giovanna ferri