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A Firenze in mostra gli Splendori del Gotico

Si inaugurano oggi a Firenze due mostre impegnative: L'eredità di Giotto. L'arte a Firenze tra il 1340 e il 1375 - presso la Galleria degli Uffizi - e Giovanni da Milano: Capolavori del gotico fra Lombardia e Toscana, presso la Galleria dell’Accademia. Lombardia e Toscana: due regioni che si integrano l’una con l’altra dando un significato particolare all’edizione 2008 di “Un anno ad arte”. Si guarda al Trecento e a fatti che si intrecciano e si completano in una rilettura di fenomeni artistici centrali nel percorso della pittura fiorentina e non solo; la matrice è quella giottesca, capace di oscurare tutto ciò che è stato prima e di condizionare tutto quello che è venuto dopo.

L’eredità di Giotto

L’8 gennaio del 1336 moriva a Firenze Giotto di Bondone, l’artista al quale già i contemporanei attribuivano il merito di un completo rinnovamento della visione artistica dell’epoca. Il periodo successivo alla sua scomparsa è stato invece interpretato per lungo tempo come un‘epoca di decadenza, dominata dall’arte dei fratelli Orcagna, una decadenza sancita in maniera simbolica dalla Peste Nera del 1348. Secondo l’interpretazione critica tradizionale l’arte fiorentina della seconda metà del Trecento avrebbe presentato solo pochi motivi d’interesse, in attesa di un faticoso risveglio registratosi nell’ultimo quarto del secolo, all’insegna in primo luogo di un rigido recupero di temi iconografici e formali di fonte giottesca. In epoca più recente quest’assunto storiografico è stato mutato da una serie di interventi critici, volti a recuperare la varietà del contesto artistico fiorentino dopo la morte di Giotto: vi si trovarono ad operare le personalità artistiche che sono considerate seguaci dirette del pittore: Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso di Banco e altri artisti formatisi nel primo Trecento che riuscirono tuttavia a mantenere una relativa autonomia dal caposcuola come il cosiddetto Maestro di Figline, Lippo di Benivieni, il Maestro delle Immagini Domenicane. Recenti ipotesi critiche hanno fornito nuovi contributi alle indagini intorno alla ricostruzione della figura di Stefano, con ogni probabilità nipote di Giotto, pittore fiorentino cui spetta, secondo il Vasari, il merito di aver avviato la terza tendenza della pittura fiorentina trecentesca, quella del “dipingere dolcissimo e tanto unito”, che sarà adottata e portata poi a livelli eccelsi da suo figlio, Giotto di maestro Stefano, detto Giottino. In ambito assai prossimo a Stefano sembra muoversi anche il cosiddetto Maestro di San Lucchese, un’artista al centro dell’interesse della critica in anni recenti, che sembrerebbe proporre una sorta di ponte ideale con la cultura di stretta ascendenza orcagnesca. Nella prima metà degli anni quaranta prende avvio anche l’attività dei due più celebri fratelli Orcagna, Andrea e Nardo di Cione, entrambi artisti di notevole levatura, in particolare Andrea pittore, scultore e architetto. In questo quadro, a cavallo della metà del secolo o poco dopo, dovette giocare un ruolo fondamentale la figura di Giottino, in assoluto uno dei più grandi artisti italiani del Trecento, che si nutrì anche degli apporti provenienti dal forestiero Giovanni da Milano. L’obbiettivo di questa mostra è quello di documentare, attraverso gli esemplari più interessanti gli sviluppi dell’arte fiorentina in questo periodo, poco noto al pubblico più vasto.

Le opere esposte illustrano anche la varietà dei committenti e la diversità delle tipologie morfologiche, ma soprattutto le tendenze della pittura, il notevole livello qualitativo raggiunto dagli scultori fiorentini sulla scia della forte personalità di Andrea Orcagna, i fermenti neogiotteschi che sembrano prevalere nella miniatura dell’epoca e i vertici di raffinatezza raggiunti nell’oreficeria sacra. Sarà presentata anche un’opera inedita della bottega di Giotto: una tempera su legno di 42,5 per 32 centimetri, frammento di una tavola che in origine collegava una teoria di apostoli a una immagine di Cristo o a una Madonna col Bambino in trono.Firma l'attribuzione uno dei massimi esperti mondiali del periodo, il professor Miklòs Boskovits, docente di Arte Medievale all'Università di Firenze. L'opera deve essere stata realizzata nella bottega di Giotto, come confermano lo stile, la gestualità dei personaggi, l'eleganza e la grandiosità del disegno, ma anche piccoli particolari quali la decorazione delle aureole, conformi ai modi di Giotto negli ultimi anni di attività, forse non molto prima della morte avvenuta nel 1337.

L'eredità di Giotto. L'arte a Firenze tra il 1340 e il 1375

dal 10 giugno al 2 novembre 2008

Galleria degli Uffizi

Piazzale degli Uffizi, 1 - Firenze

Tel: +39 0552 90383

Sito Internet:

www.ereditadigiotto2008.it

e-mail:

ufficiostampa@operalab.it

Giovanni da Milano

Proseguendo nella valorizzazione della pittura “primitiva” intrapresa con le mostre dedicate a Giotto, all’Arte a Firenze nell’Età di Dante, a Puccio di Simone e a Lorenzo Monaco, la Galleria dell’Accademia di Firenze intende ora rendere omaggio ad uno straordinario pittore “straniero”, Giovanni da Milano, che fu protagonista della scena fiorentina toscana alla metà del Trecento, negli anni caratterizzati tristemente dalla terribile peste nera del 1348.Nativo di Caversaio, nel comasco, iniziò la sua attività in Lombardia, nei territori dominati dalla potente signoria dei Visconti, alla cui corte soggiornarono fra gli altri Giotto, intorno al 1335, e Francesco Petrarca, nel 1353. In questo clima colto e sofisticato avvenne probabilmente la sua formazione, che armonizza la lezione giottesca con influenze gotiche di provenienza transalpina. Gran parte dell’attività venne tuttavia svolta dal pittore a Firenze, dove egli figura nel 1346 fra i maestri stranieri presenti in città, e dove lasciò i suoi maggiori capolavori, fra i quali il polittico per la chiesa di Ognissanti, gli affreschi della Cappella Guidalotti-Rinuccini nella chiesa di Santa Croce, la Pietà firmata e datata 1365 della Galleria dell’Accademia.La mostra, la prima di taglio monografico dedicata a Giovanni da Milano, mira a ricostruire nel modo più esaustivo possibile il suo percorso artistico a far conoscere al grande pubblico le doti straordinarie del pittore, evidenti sia in opere monumentali come il Polittico del Museo Civico di Prato, che in lavori di destinazione privata.

Partendo dal catalogo messo progressivamente insieme da Pietro Toesca agli inizi del Novecento e, in seguito, da Miklòs Boskovits e Mina Gregori si cercherà di riavvicinare i frammenti dei polittici dispersi oggi fra collezioni diverse, offrendo l’occasione irripetibile di una verifica tecnica e stilistica delle ipotesi. Si rimanda alla mostra “gemella” degli Uffizi il compito di illustrare i riflessi dell’attività di Giovanni da Milano a Firenze e documentare le influenze reciproche, ma anche le profonde differenze, che intercorrono fra il pittore lombardo e i coevi maestri fiorentini.

Così legate, le due mostre offrono una eccezionale panoramica sulla pittura fiorentina del tardo Trecento e sulla ricchezza e varietà di quella che possiamo considerare l’eredità di Giotto non solo a Firenze, ma anche in Italia Settentrionale.

Giovanni da Milano. Capolavori del gotico fra Lombardia e Toscana

dal 10 giugno al 2 novembre 2008

Galleria dell’Accademia

Via Ricasoli, 58-60 - Firenze

Tel: +39 055294883

Sito Internet:

www.giovannidamilano2008.it

e-mail:

galleriaaccademia@sbas.firenze.it

09 / 06 / 2008

giovanna ferri


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